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VERA

ROSSI

VERA ROSSI

Vera Rossi è nata a Milano nel 1968. Dopo gli studi, si è trasferita a Roma, dove ha iniziato la sua attività di fotografa collaborando con diversi archivi, tra i quali l’Archivio di Stato e l’Archivio Capitolino. Nel 2013 alcuni suoi lavori sono stati scelti per un’installazione all’Armory Show, la principale fiera internazionale d’arte di New York, e dal 2017 partecipa al MIA Photo Fair di Milano. Nel 2019 ha esposto al Museo del Paesaggio di Verbania.

Rossi concentra la sua ricerca sull’instabilità dei nostri meccanismi percettivi, indagando gli aspetti labili di immagini tratte dal quotidiano. Le finestre, le nature morte, le vedute di interni o le immagini colte dalla natura diventano rappresentazioni di un mondo stratificato nel quale impressioni, ricordi e sogni si sovrappongono ai soggetti rappresentati, rendendone incerti i confini. L’uso del plexiglass come supporto, grazie alla sua trasparenza e alla sua qualità riflettente amplifica il carattere ambiguo dei suoi scatti, che diventano una sorta di varco di accesso ad una realtà parallela, in cui lo spazio perde il suo carattere prospettico e diventa spazio psichico.

Il suo lavoro è presente in diverse collezioni private tra cui: Morris Adjmi, Germano Celant, Steve Hannah, Peppe Servillo, Paolo Taviani e Milena Vukotic.

L’artista si alza al mattino presto, scende al piano terra della grande casa e scatta le sue foto con gli oggetti posti accanto alla finestra, che dà sul giardino. Alcune volte li trova già collocati, altre volte li sistema. Talvolta le foto sono realizzate al crepuscolo, ma più raramente.

Ci troviamo di fronte a una soglia: noi siamo sempre all’interno. Oltre sono sagome che non sempre siamo in grado di leggere. I vetri sono quelli che si utilizzavano cent’anni fa: in alcuni punti più densi, pastosi, in altri più nitidi. È un gioco di trasparenze, di presenze reali, contrapposte alle assenze presunte. 

Angela Madesani

Nel lavoro di Vera Rossi la consapevolezza di uno spazio fisico diventa soggetto delle sue fotografie e la volontà di sovvertirlo in modo che, come in una rappresentazione scenica, non sia solo letterale ma possa diventare anche metaforico e magico. In questa visione, il contesto umano o naturale allude alla memoria nelle finestre / soglie popolate di oggetti d’affezione e diventa illusivo nella natura che si riflette (o forse galleggia?) nelle acque del lago.

Chiara Spangaro

C'è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce Leonard Cohen

Quello che Vera, in questa serie ci mostra, sono Crepe, crepe cercate, inseguite, guardate, svelate, riprese a Salina, nelle isole Eolie, tra il 2017 e il 2019, crepe come segnatura inconfondibile e, insieme, come macchia originale della visione. Le crepe fotografate da Vera sembrano indicare una incolmabile distanza tra gli accadimenti di cui possiamo essere testimoni e quelli che avvengono durante la nostra assenza, ed è proprio questa la potenza che irradiano queste immagini, il farsi delle cose e del tempo e dei luoghi, nonostante noi, o comunque in nostra assenza.

Francesca Alfano Miglietti